Una corsa lunga 2749 km in un anno di corsa lungo aerobico e costanza

Una corsa lunga 2749 km

Una corsa lunga 2749 km non è soltanto un numero scritto a fine anno dentro una statistica. È un bilancio concreto, un conto esatto fatto di passi, fiato, fatica, giornate buone e giornate complicate. È una somma di allenamenti che, presi singolarmente, sembrano piccoli. Ma messi in fila, uno dopo l’altro, diventano qualcosa di più grande: un percorso.

2749 km in un anno non sono un caso, ma il risultato di una continuità costruita nel tempo, come spiego anche nell’articolo quanti chilometri correre in un anno.

Correre è la mia passione. Lo è diventata da qualche anno, cresciuta con me negli anni della maturità, consapevolmente, senza retorica, in modo naturale. Non è stato un colpo di fulmine. È stata piuttosto una costruzione lenta: la corsa è entrata nella mia vita un po’ alla volta, fino a diventare un’abitudine solida, quasi necessaria.

E quando una cosa diventa necessaria, non la metti più in discussione ogni volta.

Una corsa lunga 2749 km non è solo un dato numerico, ma la sintesi concreta di un anno vissuto correndo con costanza.

Oggi ho fatto la mia ultima corsa del 2016 e mentre correvo mi veniva da pensare a una verità semplice: non conta nulla il giorno della settimana. Non conta la festività, l’orario, la ricorrenza, l’impegno improrogabile. Non conta la temperatura o il meteo. Pioggia, neve, vento… quando ho bisogno di correre lo faccio e basta.

È stato così tutto l’anno e sarà così ancora a lungo. O almeno fino a quando il fisico mi permetterà di fare la mia corsa quotidiana.

Ciao 2016.

Un anno di corsa: quando il calendario non comanda più

Molti pensano che si corra solo quando si ha tempo. Oppure quando “va tutto bene”.
La realtà, per chi corre davvero con continuità, è un’altra: si corre quando serve. Punto.

Nel corso dell’anno ho imparato a non farmi condizionare troppo dal contesto. È chiaro che ci sono giornate più favorevoli: clima mite, luce perfetta, umore giusto. Ma ci sono anche giornate in cui non hai nulla di tutto questo. Eppure, proprio in quei giorni, la corsa conta di più.

Perché correre diventa un gesto che ti rimette in asse.

Il giorno della settimana è solo un’etichetta. La corsa invece è concreta: o la fai o non la fai. Non esiste “quasi”. Non esiste “domani recupero”.
Esiste il momento in cui esci e vai. E il momento in cui resti fermo e ti inventi la giustificazione.

Io, quest’anno, ho scelto di uscire.

Corsa lungo aerobico: la base vera della resistenza

Dentro ai miei 2749 km ci sono allenamenti di ogni tipo. Ma se devo indicare la struttura portante, quella che tiene in piedi tutto, è una sola: la corsa lungo aerobico.

Il lungo aerobico non è l’allenamento che ti fa sentire forte perché vai veloce. È l’allenamento che ti rende resistente perché vai “giusto”. Non ti distrugge, non ti svuota, non ti porta al limite ogni volta. Ti costruisce.

La corsa lungo aerobico è spesso sottovalutata perché non è spettacolare. Eppure è uno dei pilastri per:

  • migliorare la capacità di correre a lungo senza crollare

  • aumentare l’efficienza del gesto di corsa

  • abituare corpo e mente alla durata

  • gestire meglio i ritmi nelle gare e nelle uscite impegnative

Se corri da anni, lo sai: non è l’allenamento “più duro” a farti crescere davvero. È quello più ripetibile.

E un lungo aerobico, se fatto bene, lo ripeti. Lo incassi. Lo metabolizzi. E soprattutto lo accumuli.

Corsa lunga quanti km? La domanda giusta (con la risposta più onesta)

Prima o poi ogni runner se lo chiede: corsa lunga quanti km deve essere?

La risposta vera è che non esiste un numero valido per tutti. Però esiste una regola pratica e molto concreta: il “lungo” deve essere abbastanza lungo da allenare la durata, ma non così lungo da mandarti fuori equilibrio per i giorni successivi.

In altre parole:
un lungo non deve rovinarti la settimana. Deve costruirtela.

Per qualcuno un lungo è 10 km.
Per altri è 15 km.
Per altri ancora è 20, 25 o oltre.

La verità è che il lungo è relativo al tuo livello e al tuo periodo di forma. Ciò che conta è la funzione:
deve spostare un po’ più in là la tua zona di comfort, senza trasformarsi in una seduta punitiva.

Nel mio 2016, il concetto è stato questo: correre sempre, correre spesso, e dare spazio anche alla durata. Perché è la durata che ti dà solidità.

Correre un lungo: la parte mentale vale quanto quella fisica

Quando parlo di correre un lungo, non penso solo ai chilometri.

Penso alla gestione. Alla testa. Alla pazienza. Alla capacità di restare dentro un ritmo senza farti trascinare dall’ego. Perché il lungo non lo vinci accelerando al primo chilometro. Lo vinci restando lucido fino all’ultimo.

Correre, per me, è anche un modo di vivere il territorio e il tempo, un concetto che ho raccontato meglio in correre disegnando Italia.

Correre un lungo significa:

  • saper partire controllato

  • non inseguire il ritmo “da giorno buono”

  • accettare che non tutte le uscite sono brillanti

  • imparare a correre anche quando non ti senti al 100%

Il lungo ti insegna una cosa fondamentale: la continuità batte l’entusiasmo.

L’entusiasmo dura due settimane.
La continuità dura anni.

Guardando indietro, una corsa lunga 2749 km rappresenta soprattutto una scelta quotidiana, ripetuta giorno dopo giorno.

Quando il meteo non è un alibi: pioggia, neve, vento

Durante quest’anno ho corso in condizioni che avrebbero fatto rinunciare chiunque, almeno una volta.

La pioggia, quella vera, non “due gocce”.
La neve, quella che non ti fa appoggiare bene il piede.
Il vento, quello che ti frena e ti toglie ritmo.
Il freddo, quello che ti irrigidisce e ti fa partire “legato”.

Eppure una cosa resta: se ho bisogno di correre, esco.

Non mi interessa l’idea romantica del sacrificio. Non mi interessa raccontarla come un’impresa. È solo una constatazione: la corsa, per come la vivo io, non dipende dalle condizioni ideali.

Le condizioni ideali sono rare.
La costanza invece è una scelta.

Una corsa lunga 2749 km: cosa significa davvero, senza retorica

Un numero così non racconta soltanto quanto ho corso. Racconta quanto ho tenuto.

Perché i chilometri non arrivano per magia. Arrivano perché:

  • non hai saltato tutto appena ti mancava la voglia

  • non hai mollato dopo una settimana storta

  • non hai aspettato “il momento perfetto”

  • hai continuato anche quando sembrava inutile

Ecco cosa sono quei 2749 km: una prova di coerenza.

Sono un anno in cui la corsa è stata presenza.
Non spettacolo, non esibizione.

Presenza.

Il valore dei piccoli allenamenti ripetuti

Molti inseguono l’allenamento eccezionale. Quello che ti fa dire: “oggi ho fatto il lavorone”.

Ma i risultati veri non arrivano dal lavorone. Arrivano dalla somma di allenamenti normali.

Questa è una regola dura, ma corretta:
chi migliora davvero non è quello che si ammazza una volta ogni tanto.
È quello che fa bene le cose semplici, spesso.

Un anno come il mio non è fatto di eroi. È fatto di ripetizioni. Di giornate normali.

Ed è proprio per questo che i chilometri a fine anno diventano credibili.

Link utili – risorsa autorevole

Se vuoi leggere indicazioni solide sui benefici dell’attività fisica costante (compresa la corsa), qui trovi fonti autorevoli:

Conclusione: Ciao 2016, senza scuse

Oggi, con la mia ultima corsa dell’anno, mi rendo conto di una cosa chiara: il calendario non decide nulla.

Non decide se posso correre.
Non decide se “vale la pena”.
Non decide se sono in giornata.

Io decido.

Quando ho bisogno di correre, corro.

È stato così tutto l’anno e sarà così ancora a lungo. O almeno fino a quando il fisico mi permetterà di fare la mia corsa quotidiana.

Una corsa lunga 2749 km chiude questo anno di corsa, disciplina e presenza costante.

Ciao 2016.

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